Less Than Zero [Al di là di ogni limite, 1987]

Published on by Umberto Bieco

Less Than Zero

[titolo italiano: Al di là ogni limite]

 

Vieniamo introdotti nel luccicante mondo yuppie dei diplomati dei quartieri alti di Beverly Hills, tra superville, megapiscine, iperfeste, fantabolidi e paparini paperoni – nonché nelle vicende di due amici e un'amica, che si triangolano, si perdono, si ritrovano, si riscuotono, e altri intrecci del genere.

 

Uno è il laureando ed equilibrato Andrew McCarthy, faccina idolatrata da un po' di ragazzine dell'epoca, che nello stesso anno appare anche nella blandissima commedia romantica low fantasy Mannequin con Kim Cattrall, poi famosa come bionda semi-ninfomane nella serie Sex and the City, la ragazza è Jami Gertz, altro giovane faccino noto del tempo, che nel film non prosegue gli studi per diventare modellina, e per fare l'indecisa tra Andrew e il carismatico e beffardo Robert Downey Jr., impegnato a calarsi più droga possibile, e a calarsi un po' troppo nella parte, giacché, notoriamente, nel decennio successivo diventerà noto più per i problemi di tossicodipendenza e giustizia che per la carriera, che poi comunque recupererà vendendosi al mercato dei blockbuster cretini dei supereroi, diventando la megastar che è ora.

 

Ma qui era ancora decisamente un attore, non solo una personalità carismatica che indossa un'armatura d'acciaio in mezzo a un tripudio di fastidiosi effetti speciali. Il modo in cui interpreta il personaggio e il progressivo passaggio da cool e in control a rottame alla deriva privo di dignità nella sua caduta progressiva nel vortice della droga, e di come procurarsela, raggiunge picchi raccapriccianti e tutta la cartapesta yuppie, tutta la assordante vacuità di quell'ambiente, viene imbrattata dal vomito febbricitante dell'astinenza quando i soldi finiscono – una vita fatta di meri tintinnìi e luccichìi, in cui in definitiva, come dice la canzone di Elvis Costello da cui è tratto il titolo, everything means less than zero.

 

Ed è anche il titolo del romanzo che ispira il film, di Bret Easton Ellis, chiaramente - così leggo - più brutale e ambiguo del film, che, come se non bastasse, è stato ulteriormente commercializzato anche rispetto a quanto concepito dal regista Marek Kanievska [assoldato per il suo lavoro su Another Country del 1984], arginato dalla produzione.

 

Con McCarthy e Downey, completa il trio di attori in forma James Spader, viscido spacciatore privo di scrupoli, una torva sanguisuga dandy, che convince Downey all'ignominia, pur di continuare il flusso di droga nonostante il debito accumulatosi. McCarthy, nel ruolo del tizio con la testa sulle spalle, decide di salvare l'amico, trascinato da un legame radicato nell'infanzia, aiutato dalla Gertz, in realtà anch'essa con un “problema” - del resto, sempre nel 1987, era protagonista femminile di The Lost Boys, in cui il vampirismo diventava metafora di tossicodipendenza adolescenziale: ma in questo film, nel suo ambiente ricco e chic, non è una epidemia – è un'usanza, una pratica, una cultura – cristalizzata dall'immagine di una ragazza che scherza con le amiche sul proprio naso sanguinante durante una festa: e non si tratta di ordinaria epistassi.

 

In definitiva, il film fa un discreto lavoro nell'evidenziare quando la droga e l'esser drogati faccia defecare l'indefecabile e vomitare l'invomitabile, e di certo ci rende partecipi di quanto sia difficile la vita dei poveri ragazzetti delle classi alte. È proprio dura essere ricchi, siamo fortunati noi che non lo siamo.

 

 

Published on Film, 1987

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